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  • 25 gennaio 2015
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Peppe Nappa fa tappa su i-sud.it

Ci viene segnalato un articolo sul sito www.i-sud.it sulla storia del nostro Peppe Nappa. L’articolo è stato scritto da Daniela Alemanno e tiene conto di fatti documentati sulla storia della maschera, che magari anche noi saccensi sconosciamo. Riportiamo con piacere l’articolo sul nostro sito per portarvene a conoscenza.

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“A tutti l’anni veni Carnevali, lu populu di Sciacca sai chi fa’, a la Marina scinni ad aspittari, lu Re ritorna na la soi citta’, ed eccu c’arriva cantannu e abballannu, rirennu scialannu lu Nippiti Nna’. E Peppi Nappa e Peppi Nappa chi nomu curiusu chi nomu scialusu chi Nippiti Nnà . E Peppi Nappa e Peppi Nappa lu cannalivari ni vosi puttari na chista città. Curriti picciotti chi Peppi arrivau, la Nappa puttau nna’ chista citta’, li fimmini beddi lu celu e lu mari, ni fannu nciammari di felicita’. E Peppi ‘Nappa, e Peppi ‘Nappa chi nomi curiusu chi nomi scialusu chi Nippiti Nna”

È Peppe Nappa il Re del Carnevale, la più antica maschera siciliana, tra le più antiche in Italia. Deriva dalle maschere del teatro romano e rientra a pieno titolo nel gruppo di maschere di carattere che, tra Seicento e Settecento, irrompono con la loro carica umana piena di vizi e virtù, sulla scena della Commedia dell’ Arte, che a Palermo prese la forma della “Vastasa” e a Catania del “Cu nesci parra”. Anche se sicilianissimo, soprattutto nel linguaggio, Peppe Nappa viene associato alla maschera francese di Pierrot per il carattere e l’ aspetto fisico, vagamente per gli abiti. Però il nostro personaggio, a differenza, del collega francese, non ha maschera e non s’ infarina il viso.

Alfredo Danese in “Farse di Peppe Nappa” scrive: «È pigro e spesso compare in scena sbadigliando e di contro sa essere agilissimo e accenna a caso, passi di danza. Non porta maschera, non s’infarina, ha il volto raso e sottili sopracciglia; ha molti punti di contatto con la maschera francese di Pierrot, ma ne differisce nell’abito».

Una maschera umile, semplice; si tratta di un servitore un po’ sciocco, scroccone quanto basta, ma sempre maltrattato e picchiato dopo ogni guaio. Il suo soprannome Nappa diviene indicativo delle sue condizioni misere poiché in siciliano il termine indica le toppe, le “pezze” poste sugli abiti logori. Ma in realtà il suo vestito, più che logoro, è semplicemente … semplice: indossa un’ ampia casacca azzurra dalle maniche molto lunghe, che gli ricoprono le mani, dotata di bottoni enormi; i calzoni, dello stesso colore della camicia, sono lunghi fino alla caviglia; ha una fascia al collo e un cappello in feltro in testa; infine le scarpe sono bianche e con le fibbie. Poiché la Commedia dell’ Arte non tramanda Peppe Nappa tramite testi teatrali, questa descrizione è da associare esclusivamente alla maschera presentata da Alfredo Danese nel 1978 nei suoi testi teatrali, che rendono Peppe Nappa un vero catanese. Ma la città di Sciacca, che vanta uno dei carnevali più famosi d’ Italia, narra un’ altra storia. Raccontano di un buffo personaggio, che la tradizione saccense vuole vestito di verde, che un giovedì grasso con la sua barca approdò nel porto di Sciacca. Raggiunto il centro della città, spinse la gente del posto a divertirsi sfacciatamente per i successivi sei giorni. Tutti si unirono alla festa eleggendo Peppe Nappa re della città.

In comune con il Peppe Nappa dei testi di Danese, quello di Sciacca ha la manica lunga e i motivi, o meglio le varianti, possono essere due: secondo la prima versione la maschera vorrebbe nascondere una mano monca, tagliata come punizione perché un po’ ladruncolo; l’ altra variante vuole semplicemente che la casacca fosse storta e cucita male, quindi pendente da un lato.

Qualunque sia il motivo di quelle maniche lunghe, Peppe Nappa piace così e nonostante la figura trasandata la città di Sciacca, dagli anni ’50, lo ha eletto Maschera simbolo della città e, come spetta ad ogni re, è Peppe Nappo ad aprire ogni anno, con il suo carro, la sfilata allegorica. Dal suo carro vengono distribuite caramelle, salsicce arrostite e vino per ricordare la sfrenatezza e l’ indole godereccia non solo della maschera, ma anche del Carnevale. Ma ahimè, durante l’ ultimo giorno di questi “saturnali”, il Martedì Grasso, Peppe Nappa viene fatto scendere dal suo bel carro, viene sistemato al centro di una piazza e messo al rogo. La gente danza intorno al grande fuoco, lanciando martelletti sul povero Peppe Nappa. Il fuoco cresce, il fumo sale, le giornate goliardiche e spensierate purtroppo muoiono così, nelle fiammate scintillanti di una Carnevale già passato.

“Ahi ahi Peppi Nappa, la festa ni murìu, chi duluri, ‘na lacrima scinnìu ‘nna lu cori e chiànciri ni fa senza fini picchì la nostalgia sta lara porta via di non vidiri a tia”.

Si ritorna alla realtà. Il Re è morto, ma ha lasciato dietro sé l’ allegria, il divertimento, il sogno e la magia dei giorni carnascialeschi.

Daniela Alemanno

Articolo originale: http://social.i-sud.it/_P3242-peppe-nappa-il-re-del-carnevale-siciliano


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